Adorazione dei pastori di Giovan Battista Moroni

Giovan Battista Moroni, Adorazione dei pastori, 1555 circaGiovan Battista Moroni, Adorazione dei pastori, 1555 circa
Giovan Battista Moroni, Adorazione dei pastori, 1555 circaGiovan Battista Moroni, Adorazione dei pastori, 1555 circa
Giovan Battista Moroni, Adorazione dei pastori, 1555 circaGiovan Battista Moroni, Adorazione dei pastori, 1555 circa
Giovan Battista Moroni, Adorazione dei pastori, 1555 circaGiovan Battista Moroni, Adorazione dei pastori, 1555 circa
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Giovan Battista Moroni, Adorazione dei pastori, 1555 circaGiovan Battista Moroni, Adorazione dei pastori, 1555 circa
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Giovan Battista Moroni, Adorazione dei pastori, 1555 circaGiovan Battista Moroni, Adorazione dei pastori, 1555 circa
Giovan Battista Moroni

Adorazione dei pastori di Giovan Battista Moroni

Questo dipinto di formato ridotto, una dimensione inusuale nei soggetti sacri di Moroni, stupisce per la sua altissima qualità e la perfetta conservazione.

Appartenente a una collezione privata di abitudini assai riservate, è apparso pochissimo in pubblico in occasione di mostre, la più nota delle quali ancora nel 1968; fino a pochi anni fa se ne conosceva soltanto la vecchia foto di allora in bianco e nero.
Oltretutto veniva generalmente considerato come una tela che fosse stata ridotta di dimensioni decurtandola in alto e sul lato sinistro, a causa della figura di angelo che appare tagliata dai margini attuali.
Viceversa, un’osservazione più accurata permette di comprendere come il formato dell’opera sia quello originale, confermato dalla bella finta cornice realizzata dall’artista stesso, addirittura giocando su profili in ombra e in luce che sono coerenti con l’orientamento della luce nel dipinto. 

Tutta la composizione denota una lucida tensione espressiva che tocca il vertice nella figura di pastore anziano aggrappato al suo grosso bastone nella parte destra, descritto con un viso talmente veridico da essere quasi un ritratto. Ma anche il suggestivo paesaggio nella parte sinistra, con ruderi e frammenti di pietre lavorate, comunica un instabile senso di mistero, accresciuto da dettagli desueti in questo episodio come l’anfora accanto a una cavità nel terreno, forse un pozzo, e il bastone abbandonato a terra.

La pittura lucida e finita, la cura sensibile dei dettagli, l’impaginazione attenta di una prospettiva articolata e profonda fanno di quest’opera uno dei migliori soggetti religiosi del pittore, che spesso risulta invece in questi temi più conformista rispetto all’originalità dei suoi celeberrimi ritratti. Per questo se ne può proporre una datazione intorno al 1555, nel momento in cui Moroni ottiene probabilmente i suoi risultati migliori e quando, nella materia pittorica, i suoi caratteristici grigi hanno la lucentezza metallica e la trasparenza che troviamo in questa scena.