Sacrificio di Isacco

Giuseppe Vermiglio

Sacrificio di Isacco

Artista milanese, ammirato dallo stesso Roberto Longhi come “uno dei più sinceramente caravaggeschi” tra quelli presenti a Roma nei primi anni del Seicento, nella serie di variazioni sul tema del Sacrificio di Isacco rivela una stretta dipendenza dai modelli del Merisi. Invece nei dipinti di analogo soggetto cronologicamente più avanzati, databili agli anni Venti del Seicento quando Il Vermiglio ritorna a Milano, il pittore elabora una concezione compositiva di sapore classicistico. Il Sacrificio di Isacco della Fondazione Gastaldi Rotelli presente in mostra appartiene a questo secondo gruppo di opere.

Lo si evince dalla regia compositiva calibrata, suggerita in particolare dalla bilanciata e centrale figura dell’angelo. Anche il dialogo ravvicinato tra l’accigliato Abramo e il messaggero divino dal volto idealizzato sembra aver perso il concitato fervore espressivo caravaggesco in favore di una didascalica intonazione devozionale. L’opera del Vermiglio testimonia, pertanto, uno degli obiettivi fondamentali delle direttive didattiche proposte dalle Accademie del terzo decennio del Seicento: il ripristino di una più rigorosa osservanza dei contenuti devozionali unita all’introduzione di una nuova disciplina figurativa basata sullo studio della scultura classica e dei modelli dei grandi maestri del Cinquecento.